Cultura

Cenni storici . Pignerol e Cavour secolo XVII°. Vita, tradizioni e costumi ai tempi della “Masque de fer”

Cenni storici . Pignerol e Cavour secolo XVII°. Vita, tradizioni e costumi ai tempi della “Masque de fer”

 Cenni storici . Pignerol e Cavour secolo XVII°

di Dario Poggio

Si è da poco conclusa la XXI° edizione della “Maschera di ferro” un avvenimento di indubbio successo ma che molti considerano solamente folcloristico mentre invece riveste notevoli contenuti e richiami storici / culturali di grande significato per Pinerolo e il pinerolese.

Infatti, come noto, il periodo storico rievocato dalla “Maschera di ferro” si colloca durante la seconda lunga dominazione francese a Pinerolo (1630-1696), dominazione che non fu certamente sempre ben gradita dai pinerolesi ma che ha lasciato anche un’impronta, in qualche modo, positiva alla città portando non soltanto dominazione, guerra, assedi, distruzioni e …lutti ma anche gli influssi ed i benefici della “cultura francese” nel suo periodo di massimo splendore.

L’Europa seicentesca era profondamente contagiata dalla brillante cultura Francese …praticamente dominatrice all’epoca in tutti i campi espressivi dell’arte compreso anche l’ambito militare.

Pinerolo “francese” era infatti considerata da Luigi XIV, dal cardinale Richelieu e dal suo successore il cardinale Mazzarino uno strategico ed incedibile baluardo del Regno di Francia.

Pignerol con le sue fortficazioni

Il possesso di Pinerolo (“La porta d’ Italia” come amava definirla il Cardinale) consentiva il controllo del nord Italia e, di fatto, dell’intera penisola.

Pinerolo era importante non solamente militarmente ma anche per il commercio che vi transitava, infatti gli scambi tra il Piemonte e il Delfinato  avvenivano attraverso la val Chisone e il Monginevro, oppure attraverso il Colle della Croce e il passo delle Traversette ( queste ultime due vie erano più economiche  anche se molto più impervie )  per i minori pedaggi da pagare il che non faceva che incrementare l’utilizzo di tali vie verso il Delfinato e la Francia specialmente verso le importanti fiere di Briancon, Abriès, Guillestre e Gap sempre molto frequentate dai commercianti.

La Maschera di ferro in una raffigurazione 

Un documento del 600’ dice che non venivano pubblicate le fiere di Cherasco per il timore che potessero arrecar danno alle fiere di Pinerolo, il che dimostra come il dominio economico di Pinerolo si estendesse ben oltre i suoi confini.

Ma il governo francese, prima di tutto, voleva una Pinerolo forte militarmente…insomma una fortezza che incutesse timore e soggezione e fosse inespugnabile agli eserciti nemici per cui vi fece costruire nuove ed imponenti fortificazioni e grandi quartieri per le truppe di guarnigione.

Nel marzo del 1630 iniziò la seconda dominazione francese (1630-1696) che accentuò la trasformazione di Pinerolo in grande città fortificata.
Il Re di Francia ad opera dell’architetto Vauban, ordinò imponenti opere che condussero alla definitiva perdita di centralità urbanistica della parte alta della città, che venne pesantemente demolita per far posto alla nuova cittadella.

La maschera di Ferro durante la rievocazione storica a Pinerolo

Anche la parte bassa della città subì importanti interventi edilizi collegati all’assetto difensivo, con la costruzione dell’arsenale, di una fonderia di cannoni, di un ospedale militare, di caserme, in parte ancora esistenti. Furono questi massicci interventi a conferire a Pinerolo l’immagine di imponente città fortezza consegnataci dalle raffigurazioni iconografiche del Seicento.
La cittadella divenne anche prigione di stato francese, ospitando tra gli altri Fouquet, scortatovi da d’Artagnan nel 1665 (com’è testimoniato da documenti conservati nell’archivio storico cittadino) e, successivamente, il misterioso personaggio passato alla storia come “la Maschera di Ferro”.

Ma, il Re di Francia, volle anche che la città fosse ben governata, senza eccessiva severità nei confronti della popolazione che voleva accattivarsi sapendo che questa mal tollerava il dominio francese essendo sempre rimasta nell’intimo fedele ai duchi di Savoia.

A tal proposito una norma emanata dal cardinale Richelieu stabiliva che i creditori della città non potessero pretendere un tasso superiore al 3% per dieci anni inoltre invitava i deputati pinerolesi agli Stati Generali di Francia a Tours ed affidava ai sindaci l’autorizzazione ed il controllo all’esercizio dei vari mestieri. Il cardinale si rammaricava inoltre che, pur essendo Pinerolo francese da oltre cinquant’anni, si continuasse a parlare di preferenza l’italiano per cui venne emanata una legge che stabiliva una pena pecuniaria per chi si esprimeva in pubblico in lingua italiana (compresi i sacerdoti nelle prediche). Importante fu la creazione del Collegio dei Gesuiti per istruire i giovani studenti alla lingua francese; collegio chiamato “Dei Nobili” (in effetti vi furono ammessi giovani di famiglia nobile e solo pochi borghesi) ed edificato con i contributi del

Re di Francia ed in parte con beni confiscati ai Valdesi di Pinasca.

Cittadella di Pinerolo

Per contro in città, la soldataglia francese si lasciava spesso andare a prepotenze e vessazioni a danno della popolazione (pestaggi, uccisioni, duelli, furti, risse erano cose abituali) la quale aveva il divieto di portare armi (tranne coloro che erano dotati di un permesso del Governatore), di lasciare la città senza autorizzazione scritta ed era sottoposta al regime di coprifuoco serale. Il malcontento serpeggiava ovunque ma era tenuto sotto controllo dalle armi del dominatore francese.

Non si contavano gli arresti e le punizioni corporali e bastava un nonnulla per finire i propri giorni in una prigione di stato Francese …; prigioni tra cui spiccava anche il Donjon di Pinerolo, una robusta fortezza con cinque torri circondate da una alta cinta di mura che s’innalzava al centro della cittadella

Una torre serviva per alloggio al Luogotenente del Re, un’altra racchiudeva la cappella di san Giorgio e le altre tre erano destinate a prigione. Il regime carcerario era durissimo e, come descriveva un prigioniero dopo la liberazione “fissato espressamente per fiaccare gli animi, per rendere la vita dura, per far passare un uomo attraverso tutti i gradi della disperazione”

Anche gli ecclesiastici e gli ordini monastici subirono la prepotenza e l’influenza francese e in particolare della chiesa gallicana, prepotenza che sfociò addirittura in un aperto conflitto tra il Papa e il Re di Francia.

Il Governatore Generale aveva sulla carta il comando della Cittadella, del Donjon, della Città e del territorio pinerolese. Tuttavia, molto famoso storicamente, fu invece Bènigne Dauvergne signore di Saint Mars, personaggio bieco, spietato, crudele ed avidissimo di denaro che, pur avendo solamente il comando della Cittadella, dipendendo direttamente dal Ministro della Guerra (l’altrettanto crudele marchese di Louvois) si poteva permettere di ignorare o disubbidire agli ordini del suo Governatore Generale facendo, di fatto, il bello e cattivo tempo in Pinerolo. Vi era poi il Commissario di guerra che si occupava della sussistenza delle truppe, dirigeva la fonderia dei cannoni e delle armi e l’Ospedale.

Le truppe francesi di stanza a Pinerolo risultavano mediamente intorno ai 5000 uomini, ma potevano variare da un minimo di 3000 ad un massimo di 10/12.000 uomini.

La popolazione si aggirava mediamente intorno ai 5000 abitanti ma assedi e soprattutto la terribile epidemia di peste del 1630-1632 fecero strage riducendola per molto tempo a poco più di 1500 / 2000 persone.

Costumi XVII sec

 

La dominazione francese ai tempi della “Maschera di Ferro” influenzò anche la “moda” dei pinerolesi secondo lo stile della corte di “Versailles” e di Parigi sia per quanto riguardava il ricco vestiario dei ceti sociali più alti ovvero “nobili e notabili” sia per quello più povero e sobrio della popolazione meno abbiente.

Il capo fondamentale del costume maschile era rappresentato da un giubbino chiamato “farsetto “appuntito sul davanti arricchito da ricami vari, i calzoni erano voluminosi, fissati al ginocchio da stivali con il bordo ripiegato, oppure da calze bianche o colorate, scarpe e stivali avevano i tacchi alti.

Il mantello poteva avere lunghezze diverse. Fondamentali accessori erano i colletti bianchi, spesso ricamati o merlettati ed il largo cappello arricchito da nastri e piume. I capelli si portavano lunghi oppure si usava la parrucca generalmente bianca come simbolo di purezza e nobiltà. La spada, era quasi sempre presente, almeno nei nobili e negli ufficiali, e condizionava il taglio sartoriale dei vari capi.   Simboli del lusso e dello sviluppo dell’artigianato dell’epoca erano le guarnizioni: pizzi, gale ed i ricami dei tessuti con preziosi nastri e fiocchi.

Il costume delle donne assunse forme elaborate e curve con aggiunta di decorazioni e merletti. La moda privilegiava gonne ampie che poggiavano su una gabbia lignea di cerchi concentrici …

Successivamente, proprio per l’influenza della moda francese in tutta Europa, le vesti si aprirono con scollature accentuate da grandi collari di pizzo. Pian piano queste scollature si allargarono sempre di più, fino a lasciare scoperti la nuca, le spalle e l’attaccatura del seno.

Verso la fine del secolo le donne indossavano una veste aperta davanti e sovrapposta ad una gonna con strascico arricciato.
L’armatura o la gabbia sopracitata per tener rigida la gonna ed il busto rigido vennero presto e definitivamente abbandonati per dare spazio a morbidi corpetti per mettere in maggior evidenza le forme femminili, sottane ampie e sottogonne senza cerchi o armature. Inoltre sparirono le maniche strette ai polsi, sostituite da maniche più corte che scoprivano l’avambraccio.
Venne anche introdotta la moda dei falsi nei, che avevano vari significati e richiami sessuali ed amorosi a seconda della posizione in cui venivano applicati.
La moda ai tempi di Luigi XIV seguiva canoni ben precisi, che erano strettamente connessi al rango e alle consuetudini del tempo.
L’abito, infatti, rappresentava lo status di chi lo indossava. Nel caso della corte di Francia l’abito era un vero e proprio ” lasciapassare “: i nobili che non potevano permettersi vestiti lussuosi e gioielli in gran quantità non potevano vivere accanto al Re ed erano addirittura, seppur cortesemente, allontanati dalla Corte, centro del loro mondo che contava in quel momento storico.
Spesso, molti nobili erano costretti ad indebitarsi pesantemente pur di non essere esclusi e di non beneficiare di tutti i vantaggi che derivavano dalla loro frequentazione e permanenza a Corte.
Queste regole modaiole, seppur in varia e minor misura, influenzarono un po’ tutti i paesi e le nazioni europee, in particolar modo quelle che gravitavano nella sfera francese per cui anche la moda dei pinerolesi ne fu particolarmente condizionata o meglio, se vogliamo dire, attratta.

 

Anche lo stile delle abitazioni private e, soprattutto, degli edifici pubblici seguì i canoni stilistici francesi, stilemi architettonici che ancora oggi evidenziano Pinerolo come la più francese delle città italiane.

Al riguardo riportiamo la celebre frase che i francesi, quando dovettero andarsene a malincuore da Pinerolo, vollero far scrivere sulla porta di ingresso della città:

 

 ” Pinerolo fatta francese pel duplice titolo delle armi e dei trattati,

ubbidirà in perpetuo alla Francia”

Purtroppo la guerra tra Francia ed il ducato di Savoia nei secoli XVI e XVII lasciarono nei territori e nei paesi vicini a Pinerolo tra cui Cavour non solo influssi culturali e modaioli, ma una ben più triste eredità di morti e distruzioni.

1690 Catinat presa di Cavour

Lesdiguieres nel 1592 e Catinat nel 1690 assediarono e presero Cavour mettendolo a ferro e fuoco con terribile olocausto di soldati e civili. In particolare la sera del 6 agosto del 1690 Cavour (quasi completamente bruciato) e la Rocca erano bagnati dal sangue di almeno 1300/1500 morti. Nel 1691 Catinat ritornò in loco e si dette al saccheggio delle campagne circostanti; nel 1692 venne ad accamparsi in queste nostre terre il duca di Schomberg con i suoi 5 battaglioni di Ugonotti che predarono tutto il possibile; nel 1693 Cavour subì un nuovo saccheggio dalle soldataglie di Catinat.

Terribili e ripetuti travagli che desertificarono il paese per circa 6 anni ma, per buona fortuna, a poco a poco Cavour prese a ripopolarsi e si costituì una nuova amministrazione comunale che si riunì per la prima volta dopo i terribili eccidi il 16 luglio del 1697.

 

In conclusione, la manifestazione pinerolese della “Maschera di Ferro”, seppur con un notevole impegno di risorse economiche e di volontariato, consente di far rivivere ai pinerolesi di oggi ed a molti affascinati turisti tradizioni e costumi del seicento che rappresentano una lezione “En plein air” di storia e di cultura.

Centinaia di figuranti vestiti con ricchi, splendidi e curatissimi costumi, gruppi folcloristici e storici, sbandieratori e musici hanno sfilato, animato e ricostruito minuziosamente la tragica vicenda del misterioso prigioniero condotto e rinchiuso, ben oltre tre secoli fa, nelle carceri di Pinerolo.

Tutto il centro storico della città è stato interessato dalla manifestazione che rappresenta uno dei residui fiori all’occhiello della città ed un efficace prodotto turistico da salvaguardare e incentivare per tutto il pinerolese.

 

Dario Poggio

 

 

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