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“Terapie ablative imaging-guidate in Oncologia” con il prof. Andrea Veltri

21/03/2021 21:34

Un termine di non immediata comprensione, “Terapie ablative imaging-guidate in Oncologia” viene esplicitato in una seduta scientifica tenuta dal prof. Andrea Veltri, professore di Radiologia presso l’Università di Torino, sul sito dell’Accademia di Medicina di Torino, martedì 23 marzo alle 1730. L’ex Presidente dell’Accademia, Alessandro Comandone, nonché primario di Oncologia presso l’ASL di Torino introduce il relatore.

Melania Sorbera intervista il prof. Veltri per Medical Excellence Tv. Il termine in questione trae origine dal latino “portar via”, in realtà si utilizza per «una forma di terapia che porta via il tumore senza portarlo via davvero. Si tratta di non operare i pazienti ma di riuscire a curare il tumore localmente». Andrea Veltri è Radiologo interventista, «per andare al bersaglio utilizziamo le nostre apparecchiature di “imaging”»: Ecografia, TAC, Risonanza Magnetica. Gli esordi di questa disciplina ormai ventennale consistono nell’inserire un aghino e iniettare alcol nel tumore del fegato. Lo scopo principale è agire in campo oncologico per chi non può essere operato. Nel bilancio tra rischi e benefici è talvolta così elevata l’efficacia che in qualche situazione può sostituire la terapia chirurgica anche per chi potrebbe essere operato.

Quanto alla tipologia di tumori, si è iniziato con l’HCC (epatocarcinoma). Il prof. Veltri illustra con un video l’inserimento di uno strumento attraverso un piccolo buco nella pelle di un paziente in analgosedazione. Agisce per ipertermia, con onde elettromagnetiche; «scalda oltre i cento gradi e distrugge localmente il tessuto malato». La pratica si applica ad altri organi dove è difficile operare come il polmone o i tumori renali, «a patto che siano piccoli». L’ordine di grandezza per l’efficacia è di 3-5 centimetri. La giornalista chiede quali siano le percentuali di successo. Il prof. Veltri chiarisce che «non essere mai in antagonismo in medicina è fondamentale e l’Oncologia è un modello». Gruppi multidisciplinari «collaborano a tavolino a scegliere l’opzione migliore per il paziente». L’intento è simile a quello della chirurgia, «essere radicali, non è un trattamento palliativo, ridurre un po’ il tumore». Si intende essere efficaci localmente al cento per cento al primo trattamento. Tuttavia, se la lesione è più grande o i tumori sono numerosi, può succedere di dover suddividere il trattamento in due sezioni, per non prolungare la sedazione cosciente. Talvolta, occorre ritoccare un trattamento incompleto.

La distribuzione di queste terapie è a macchia di leopardo ma non solo in Italia. «Stiamo lavorando per aumentare la disponibilità». Ad ogni modo, c’è una rete a livello nazionale per offrire questa opportunità ai pazienti con il minor spostamento possibile.

Piergiacomo Oderda

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